AGRIVILLAGGIO, UN NUOVO CONCETTO DI SOCIETÀ ECOSOSTENIBILE ED AUTOSUFFICIENTE. di Veronica Palmeri

AGRIVILLAGGIO, UN NUOVO CONCETTO DI SOCIETÀ ECOSOSTENIBILE ED AUTOSUFFICIENTE. di Veronica Palmeri

 

 

AGRIVILLAGGIO, Un nuovo concetto di società ecosostenibile ed autosufficiente

Vi raccontiamo l’idea rivoluzionaria, quasi diventata realtà, dell’imprenditore parmense Giovanni Leoni. Un’evoluzione del concetto di eco-villaggio, che mira ad unire stili di vita sostenibili, produzione e consumo di cibo ed energia a km 0, convivialità e progresso tecnologico, all’interno di un unico quartiere agricolo a pochi passi dalla città. Non una comune in stile retrò-hippie astratta dal resto del mondo, ma il primo nodo di una rete green sia economica che sociale, che (si spera) dovrebbe presto svilupparsi in Italia.

C’è una contrada di 250.000 mq, a pochi passi da Parma, dove pare essere attecchita la coltura di un’alternativa sostenibile allo stile di vita attuale. E poi c’è Giovanni Leoni – 52 anni, imprenditore agricolo, con la passione per i viaggi, l’economia e l’architettura – che, da quindici anni, ha iniziato a seminare il futuro dentro la sua azienda, portando avanti l’idea rivoluzionaria di creare una società civilizzata dall’innesto tra il mondo della terra e quello della tecnologia. Vi presentiamo l’Agrivillaggio di Vicofertile (PR).

Nei 28 ettari dell’Azienda Agricola Leoni Igino che produce 1.500 forme di Parmigiano Reggiano, quintali di grano, cipolle e pomodori ogni anno e conta duecento capi di bestiame – il prossimo settembre, appena in tempo per presentare il progetto all’Expo 2015 di Milano, dovrebbero essere posate 60 abitazioni con una capacità abitativa di 240 persone. Questo sarà il nucleo originario della nuova civiltà agricola di Vicofertile, totalmente autosufficiente dal punto di vista alimentare ed energetico, fornita di negozi e servizi, dove nulla viene sprecato e tutto viene prodotto secondo i cicli naturali dell’agricoltura, e i cui abitanti si muovono a piedi, in bici o con auto elettriche. Le abitazioni saranno progettate seguendo la tecnologia della casa passiva domotica, il fabbisogno energetico del villaggio sarà soddisfatto dalle energie rinnovabili, mentre la maggior parte delle necessità alimentari degli abitanti (almeno il 70%) potranno essere coperte da prodotti ottenuti dalla coltivazione del terreno circostante, destinato appunto all’agricoltura. Quella dell’Agrivillaggio (almeno sulla carta) è una visione di vita comunitaria basata sulla condivisione, sulla sostenibilità e sull’autosufficienza energetica ed alimentare, che presenta una novità rispetto alle altre formule simili sperimentate in passato: l’integrazione di agricoltura e tecnologia, portando l’alimento al centro di tutto. La nuova formula per costruire il verde futuro, quindi, sarebbe una combinazione di tre elementi fondamentali: la Terra, la Tecnologia e la Comunità che, secondo i sostenitori del progetto, sarebbe capace di consentire stili di comportamento senza rinunce; produrrebbe un miglioramento nella qualità della vita, della salute e del benessere collettivo; e sarebbe, anche, un utile antidoto alla crisi epocale in cui ci troviamo oggi.

L’assioma fondamentale della nuova forma di società è il cambio di prospettiva in cui l’agricoltura, smette di essere l’appendice necessaria alle attività “importanti” che si svolgono in città, e si riprende il posto centrale nell’economia: quello di chi ha la responsabilità di produrre il cibo ogni giorno per tutti. Ed è in questo aspetto che l’Agrivillaggio si differenzia dalle altre forme di eco-villaggio nate nel mondo. “Nessuno di essi parte dall’alimentazione”, afferma Giovanni Leoni: “Tutti improntano la loro ricerca sulla socialità e la spiritualità dei rapporti. In parole povere mettono al centro di tutto l’uomo. Questo perché la maggior parte di essi è nata negli anni ’70/’80: anni di grande fermento politico e sociale. Le difficoltà di quel ventennio erano differenti da quelle odierne, oggi è il problema alimentare ad aver guadagnato l’attenzione generale. Tutti ci siamo accorti che le risorse naturali da cui attingiamo indiscriminatamente non sono infinite, e continuando di questo passo presto si esauriranno.Un eco-villaggio, quindi, unico al mondo capace di provvedere ai bisogni dei residenti nel totale rispetto dell’ambiente. Dove la filosofia del Km 0 attuandosi a pieno si traduce in “iperzero, come la definisce lo stesso Leoni: «tra il consumatore residente nel villaggio e l’agricoltore non ci sono intermediari né sprechi di risorse per il trasporto: tutto viene prodotto all’interno dell’Agrivillaggio, a cominciare dai prodotti di stagione».

Il cuore pulsante del quartiere agricolo èil polo energetico”, chiamato stalla, già perfettamente funzionante ed in linea con le migliori tecnologie, che serve a sfornare cibo, consentire il riciclo dei rifiuti e produrre energia (biogas e quindi metano). Il progetto di Leoni, infatti, non auspica un ritorno al latifondo medioevale ma ad un’evoluzione del produrre, consumare e gestire i rapporti sociali, da raggiungere attraverso l’applicazione dell’innovazione tecnologica. Una concezione alternativa alle grandi megalopoli-dormitorio che parte dalla constatazione dell’enorme debito ecologico che il genere umano ha ormai contratto con la Terra. Un modello che punta, nel rispetto dei cicli, a creare un mondo con più beni e servizi e un minor impatto ambientale, un agricoltura on demand: «A differenza di adesso, l’agricoltura del futuro dovrà partire dal fabbisogno ideale di ciascuno, guardando in faccia il consumatore. Nel villaggio gli orti e i frutteti produrranno cibo per un migliaio di persone, anche se i residenti sono 200: l’eccedenza sarà venduta all’esterno» attraverso un negozio aperto a tutti e situato dentro lo stesso villaggio.

Anche dal punto di vista urbanistico il progetto presenta lati innovativi. Ispirato dalle teorie dell’architetto Frank Lloyd Wright (“Il disordine sociale ed economico del nostro tempo è strettamente legato all’eccesso di accentramento delle masse”, La città vivente, 1958) e dalle Transition Towns fondate in Irlanda e in Inghilterra dall’ambientalista Rob Hopkins, l’Agrivillaggio prevede nuove concezioni abitative: case a un piano con un tetto che fa da terrazza sull’orto intorno all’abitazione. Ogni modulo poggia su una piattaforma di cemento e ha una superficie di 18 metri quadrati. I residenti possono scegliere e cambiare la metratura della casa facilmente, aggiungendo o sottraendo moduli. Il costo della casa, fornita di fotovoltaico e solare termico, è volutamente basso per consentire a tutti di usufruirne: «Non si acquista la terra, che resta di proprietà dell’azienda, ma il diritto di superficie. Chi vuole può acquistare una quota che diventa una sorta di pensione integrativa». Autogestita anche l’urbanizzazione. Non ci saranno fogne: «Tramite la fitodepurazione i rifiuti vengono trasformati in cibo per piante, biomassa e quindi energia». Di notte funzionerà un’illuminazione al passaggio.

E poi c’è l’aspetto sociale: “La spesa a Km iperzero, la possibilità del telelavoro e i servizi del villaggio consentiranno ai residenti di dedicare più tempo ai figli e agli anziani”. Un occhio di riguardo è riservato alla formazione dei bambini, già avviata tramite il modello fattoria didattica da molti anni attivo presso l’azienda agricola di Vicofertile, in merito Giovanni Leoni sostiene: “se le verdure fanno bene alla salute e i bimbi non le mangiano è solo un problema culturale, non genetico. È la formazione che porta i bambini a preferire la cioccolata alle carote. In questi anni di attività di fattoria didattica, ogni volta che le scuole elementari sono venute a trovarci, ho portato le classi a raccogliere carote direttamente dal campo, poi tutti assieme le abbiamo pulite e mangiate. I bambini si sono divertiti e non le hanno rifiutate”.

Per la progettazione dell’Agrivillaggio Giovanni Leoni si è avvalso della consulenza di professionisti del settore e professori universitari: ingegneri, architetti, agrari, sociologi, educatori. Tutto qui sembra pensato ad hoc, un’alternativa concreta per una vita più felice e serena. Sarà così facile anche metterlo in pratica? Al mosaico perfetto creato pazientemente da Leoni nel corso di questi quindici anni manca solo un tassello: l’approvazione definitiva da parte del Comune di Parma. “Stiamo aspettando il varo del Piano strutturale comunale, ci hanno assicurato una corsia preferenziale”, dichiara Leoni. Certo Parma è governata da un monocolore 5 Stelle e uno degli ispiratori dell’Agrivillaggio, nonché presidente della scuola, è Maurizio Pallante, teorico della «decrescita felice», totem dei grillini. Così pare che, nonostante le immancabili polemiche (il capogruppo del Pd in Consiglio comunale ha duramente criticato e messo nel mirino l’assessore all’Urbanistica, Michele Alinovi, parlando di una lottizzazione vecchio stile. Per i Verdi, invece, si tratta in pratica di una colata di cemento colorata di verde. Si teme che dall’approvazione di questo progetto possa poi, con effetto pioggia, scatenarsi una corsa al cemento in tutte le campagne limitrofe da parte degli altri imprenditori agricoli) a settembre verranno posati i primi moduli del quartiere ecologico del green future.

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